lunedì 30 gennaio 2012

Pausa caffè

Pausa pranzo saltata causa lavoro, non fa più nemmeno notizia. Rimediamo col bar sotto l'ufficio, caffè e tramezzino sono spesso il mio pranzo.
- Caffè per tutti?
Sollevo lo sguardo. La domanda non è arrivata dalla solita velina mora e supercorteggiata da tutti gli avventori ma da una donna vera. Potrà avere trent'anni, sguardo diretto e concreto, fianchi rotondi e ben formati. Una femmina, mica una squinzietta.
- Ma scherzi? Io son venuto apposta per corteggiare te, eh?
Cos'altro avrei potuto rispondere, ditemi. E puntuale è arrivato un suo sorriso che per oggi ho fatto finta di non recepire. Altre due battute, e i suoi occhi addosso mentre uscivo hanno fatto partire il countdown. Non so quando sarà, non mi piace programmare, ma abbiamo un appuntamento.

domenica 29 gennaio 2012

Partita doppia

Non so se avete mai fatto caso che, al momento di ritirare un'auto nuova dal concessionario, il capofficina ve la presenta col cellophane sul sedile di guida, rimuovendolo sotto i vostri occhi perchè voi siate i primi ad inaugurarlo. Perchè è proprio nell'assenza di qualsiasi interposizione che si realizza la presa di possesso, il diritto d'uso e financo d'abuso se così vi piacerà.
Probabilmente è questo il ragionamento inconscio che mi porta a malsopportare il condom in generale, e in senso assoluto quando si tratta di figa nuova di zecca. E questo fatto trascina inevitabilmente con sè tutta una serie di inconvenienti da aggirare, riassumibili fondamentalmente in due evidenze: la prima, difficilmente prenderà la pillola e mi toccherà venirle da qualche altra parte, e la seconda, sarà stretta quanto un buco di culo e il rischio di non controllare perfettamente eventuali piccole fuoriuscite preorgasmiche diventa reale. La mia soluzione non pretende di essere universale ma nel mio caso ha sempre dimostrato la sua efficacia. D'altra parte stasera mi ci voleva qualcosa di estremo per distogliermi da qualche pensiero - per caso rievocato da un amisgo - che minacciava la mia personale area di pericolo. Pura necessità, dunque. Mezz'ora di inesorabile discesa verso la parte più buia di me è stata sufficiente per impormi adeguata reazione.
Market vicino casa: la ragazza che riordina 24H lo spazio vendita è giovane ed è tanta, viso grazioso e culo che fa provincia. Due settimane fa le ho visto la mutandina brasiliana che usciva sopra i pantaloni della sua divisa ogniqualvolta si chinava. Un sorriso un po' interdetto per farle capire che avevo notato, sorriso imbarazzato da parte sua, e un bel "ciao" complice e sapiente mentre, dieci minuti dopo, uscivo con la mia spesa dal market: il gioco è iniziato così, è andato avanti abbastanza e adesso completo l'opera.
"Metti nel cestino cinque cose che ti piacciono". Mi ritrovo con nutella, cocacola, patatine e ritz: per fortuna con l'ultima scelta, polpa di ricci, riguadagna punteggio. Le accarezzo il collo infilando la mano sotto i lunghi capelli e le chiedo a che ora sarà pronta. "Alle otto e mezza chiudiamo le casse", mi risponde in apnea. Mi avvicino al suo orecchio "Alle nove meno un quarto ti aspetto qui fuori", e le mordo il lobo con le labbra.
Due isolati di distanza, torno verso casa e intanto chiamo dalla lista: stasera sono al Crocodile perchè non passi, no grazie, stasera son nella cacca e sto ancora lavorando, ok ci sentiamo. Il terzo tentativo è quello buono, la dottoressa sta tornando da una guardia, si fa una doccia ed entra in clinica alle 22. "La puoi fare da me, fino alle otto e mezza ci sono".
Due ore per vuotarmi le palle perbene, poi il protossido e alle nove meno un quarto sono davanti al market. E tutto ha funzionato come da progetto, ad eccezione del vasetto di ricci ancora intonso nel mio frigo.

sabato 28 gennaio 2012

Reciprocità

Sapete cosa? Mi sorprendo ad essere sinceramente dispiaciuto per un amisgo che sembra aver vissuto in sedicesimo ciò che è personalmente capitato a me. Non mi sto strappando i capelli, capiamoci, ma è un disturbo fastidioso che avverto in background. Posso fare a meno di tante cose, non della chiarezza e della fiducia. E trovo intollerabile qualsiasi tradimento delle medesime. Che cazzo me ne frega? Non so. Forse perchè mi immedesimo. E comunque l'intera faccenda mi conferma che la reciprocità in qualsiasi rapporto è fondamentale per non mandare tutto in pezzi.

venerdì 27 gennaio 2012

Protossido di azoto

Ne ho avuto il tempo e ho fatto il mio shopping. Son pronto a coprire il quarto di miglio sotto i 5 secondi. E mica una sola volta, nossignori. Posso farlo per settimane. E mo' son cazzi.

Primo caffè

Ho dormito come un angioletto e mi son svegliato col cazzo in tiro come un quindicenne. Nemmeno ricordo più quand'è stata l'ultima volta che mi è successo. L'unico aspetto perfettibile è che un po' mi duole la cappella, ma d'altronde ogni cosa ha il suo prezzo e non mi sento di considerarlo un dettaglio negativo. Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarà una splendida giornata a marcio dispetto del cielo nuvoloso là fuori. Prendo il mio caffè e penso "soprattutto se avrò il tempo di fare un certo shopping".
Risvegliarsi sorridendo è proprio bello.

Piatto ricco, mi ci ficco

Tre settimane di fugaci contatti a tempo perso in chat, che fai, sono in pausa, mah così, sto cercando casa, lavoro troppo, non parliamone, ci becchiamo presto. Ogni due o tre giorni, mica sempre. Ti lascio il numero, solo messaggi. Ok. E poi: buongiorno, ben svegliata, come stai, un bacio. Finchè stasera: vuoi vedermi in cam, sì. Cazzo, è bellissima, non è solo una gran gnocca. Tutto quel che serve laddove serve. Mica come quei ristoranti dei fighetta coi piatti triangolari in vetro e il menù in francese che ti alzi e hai ancora fame, no. Piuttosto un casale rustico sulle colline toscane, cucina verace e porzioni che ti sfondano. Lardo di Colonnata, Pappardelle al sugo di lepre, Capriolo in salmì, cose così. Certo, non è dietro l'angolo, ma un buongustaio adora far chilometri quando ne vale la pena.
Appena mi libero da qualche grana sul lavoro mi organizzerò la trasferta. Intanto la aggiungo in lista. No, non quella di emergenza. L'altra.

giovedì 26 gennaio 2012

Cucina italiana

Inizio pausa pranzo, ore 13.15. Fine pausa pranzo, ore 18.45. Menù di carne. Noce, pancetta, sfasciatura, c'è passato di tutto. Per il filetto ho provveduto io. E non mi sento in colpa neppure un po' per aver saltato ancora il lavoro. Adesso esco, devo comprare lenzuola nuove che questa settimana le ho finite e per domani non saranno asciutte. Dei cinque set, nel più pulito c'era una bomboletta di panna, quello più vissuto sembra uscito dalla villetta di Cogne.

Staicalmostaicalmostaicalmo...

Uscire cinque minuti al supermercato sotto casa perchè ti manca una spezia. E tornare con pasta fresca, succo d'ananas, birra, formaggi, insaccati, caffè, crackers salati, straccetti di cavallo, clementine, focaccia, il tutto perchè non riesci a staccarle gli occhi di dosso. E fare un rapido calcolo scoprendo che 2.5 è con ottima approssimazione il rapporto tra la tua età e la sua.
Son stato forte, non è successo nulla. E per la pausa pranzo mi organizzo un diversivo pescando a caso dal personale elenco. Non posso continuare così, qualcuno mi fermi. Fossero anche i carabinieri.


lunedì 23 gennaio 2012

Oscenità

"...il tempo di cambiarmi e arrivo. A meno che tu non mi voglia vedere in tuta"
"Non ci provare"

Telemedicina

"Apri quel camice e mi sego qui davanti a te"
"Non dir così che son già fradicia"
"Bene, allora comincia pure a sgrillettarti"
"Ma non posso, ci son pazienti fuori e io sono il loro medico"
"No, tu per prima cosa sei femmina e imparerai ad avvertirlo qualunque cosa faccia. Adori sentirti la mia puttanella, lo so. Ma devi volerlo essere in ogni momento, mica part time"
Eri ormai a corto di fiato ma l'espressione sullo schermo del mio portatile era disperatamente un sì. E poco conta che ci conosciamo da soli due giorni, i ruoli vanno definiti da subito. Comando io. Ti farò diventare schiava di capezzoli, figa e clitoride. E quando avrò finito comanderanno loro. Semplice, no?

sabato 21 gennaio 2012

Il naufragar m'è dolce in questo mare

- Sali, sto al 5 piano.
- Ah, ma che carino qua, grazie no, non prendo nulla da bere.

Parecchie ore dopo:

- Cazzo, ma acqua non ce n'è più? Son tutta disidratata...

Nulla di strano, succede spesso. Ma quello che non mi aspettavo era di trombare con un geyser, di ragguardevole potenza oltretutto. Come volume di liquidi mi ha surclassato, sfido io che si è disidratata. Mi ha riverniciato a spruzzo, e questa, lo ammetto, mi mancava. Se non mi ha ingrifato il neurone, mi ha però incuriosito. Avrebbe meritato uno streaming, magari se ripassa di qua mi attrezzerò convenientemente.

venerdì 20 gennaio 2012

Ordinaria amministrazione

Salto il lavoro e riordino casa. Mi illudo una volta ancora. Sarà un pomeriggio movimentato, questo è sicuro. Magari si scuote anche il neurone, tanto che cazzo c'ho da fare.

mercoledì 11 gennaio 2012

Fatti non foste per viver come bruti

A me quello che mi frega è il mio senso estetico. Ora non immaginatelo come uno sterile giudizio critico sull'esteriorità, no. Il senso estetico riguarda la perfezione del divenire. Il modus operandi. Una trombata è pur sempre una trombata, per carità, non voglio sminuire nulla. Ma non basta. Oltre all'ovvia tensione di membri, clitoridi e cappelle mi attizza la tensione evolutiva. Il progresso, voilà. E questo spiega il mio sano impulso verso l'estremo, i traguardi son fatti per essere via via superati in un crescendo oserei dire rossiniano. A qualsiasi livello si cominci un approccio, non lo considero che un punto di partenza con destinazione vacchitudine. E metà del gusto sta proprio lì, nel cesellare la propria opera man mano che procede verso la perfezione. Inutile dire che qualunque perfezione è solo momentanea, c'è sempre spazio per assurgere a più alte vette. Il mio arrapamento è direttamente proporzionale ai presupposti di base, occorre dirlo. La mia spinta propulsiva centuplica se la femmina designata sprizza sesso dappertutto, è chiaro, ma la motivazione diventa importante quando incoccio nella Vacca Potenziale.
Trattasi di esemplare poco consapevole degli effetti devastanti della propria femminilità che, pur presente nel profondo, non è adeguatamente valorizzata. Una porca nell'animo, ma ancora tutta da costruire come profilo. Una che vorrebbe esserlo e avanza tra mille dubbi e maldestri tentativi che la rozzezza di troppi masculi interpreta come facilità a darla via. Sì, perchè darla via a chi non sa apprezzare la vera essenza di un animo tanto nobile la trovo cosa turpe e oscena. Mortificare un patrimonio predestinato all'eccelso solo perchè a qualcuno dovrà pur darla per non schiattare equivale alla profanazione di una divinità. Un po' come stuprare Gesù quand'era bambino perchè tanto era buono e lungi dal protestare porgeva l'altra guancia. Un'enormità, voi capite. E' immorale, eccheccazzo. Non si fa. Poco conta che lei sia favorevole o meno, senza un adeguato progetto nessuno ha il diritto di toccare una Vacca Sacra. E non vi azzardate ad attribuirle alcuna responsabilità, eh? E' ancora bambina e non si rende conto di quello che fa. Magari convinta di aver scelto volontariamente di divertirsi, in realtà si comporta così perchè ancora inconsapevole degli orizzonti più ampi cui è destinata, e in assenza di riferimenti diversi da quelli universalmente diffusi nel piccolo universo puzzolente che la circonda finisce per sbattersi come tante ad un livello rasoterra. Il prevedibilmente facile successo fa il resto, e la sua storia finisce lì. Inevitabilmente avviata verso un penoso declino che ai superficiali sfugge ma che prima o dopo arriverà a suggellare il suicidio di una Dea Imperatrice. E basta un attimo perchè il suo destino sterzi irrimediabilmente dalla retta via trasformandola in una volgare troietta più o meno accessibile. Che nessuno ammirerà mai, e con la quale è inopportuno circolare in pubblico per tante ragioni. Inutile tentare di giustificarsi: sia il Deicidio che il Concorso in Suicidio sono reati gravi e li pagherete col vostro Karma. Luridi sozzoni.

Oddio, a questo mondo servono pure le troiette di basso rango. Ma quando individuo una Vacca Sacra, ecco, lì arrivo a commuovermi, che in fondo sono un sentimentale. Vedete a quali compiti son chiamato? Non c'è nulla che mi intrighi più del sublime progetto di realizzare la Vacca Perfetta, e trovare in questo mondo le candidate non è cosa facile. Non è semplice distinguere tra la volontà di una zoccoletta senza capo nè coda, che chiede solo un cazzo col quale trastullarsi e dal quale farsi sbattere, e l'aspirazione di chi non si accontenta di un momentaneo passatempo (ok, molti momentanei passatempi) o del puro piacere materiale. Che, si badi bene, non mi sogno di negare: io stesso mi ci sono abbandonato in gioventù. Ma che deve essere coniugato a disegni più alti, pena lo scazzo nel quale sono finito io. Che per godere godo, eh. Ma finisce per essere un fatto fisico a cui si fa l'abitudine, sempre meno coinvolgente, sempre più di routine. Sono bravo, e allora? Mi sento sprecato. Perle ai porci invece di Cazzo alle Porche, e converrete che non è la stessa cosa. Vi prego, qualcuna mi stupisca e mi faccia vedere una vera attitudine. Poi ci penso io, che a volte posso apparire brutale ma in fondo in fondo in fondo ho un animo generoso. Un mentore del sesso. Un autentico Trainer.

martedì 3 gennaio 2012

Manifesto

Da ragazzo non sopportavo le smancerie, mi ci adeguavo. La mia indole era in realtà molto più concreta, materialista. Non mi importava molto di accarezzare le femmine. Volevo ravanarle, tuffarmici sopra e riempirmici le mani. Possederle proprio. C'entra una sega l'educazione, son cazzate. Col sesso in testa ci si nasce e basta. Obbedisco a impulsi che non ho scelto di avere, e questo liquida ogni addebito a mio carico per il presente, passato e futuro. Turbe incontrollabili popolate di strabordanti figliole hanno sempre albergato nelle circonvoluzioni della mia materia grigia fin da che ho memoria. A pochi anni di età già selezionavo accuratamente in tutta la spiaggia le ragazze su cui franare per sbaglio, e ci ho sempre guadagnato. Le sceglievo preferibilmente bionde, e finiva che restavo a giocarci per delle ore. Finiamola con la cazzata dell'innocenza dei bambini. A cinque anni un bambino sa come coglionare chiunque, e se ne serve senza scrupolo forte della non punibilità del reato. I tempi duri per me sono arrivati attorno ai nove o dieci anni. Non c'erano computer o menate del genere, e l'unico sfogo era passare sul retro delle edicole e cercare sulle copertine delle riviste la maiala con le tette più grosse. E mentre mi ci dirigevo, mi veniva già duro. Poche storie, la quantità conta eccome. Altro è che in seguito si debbano fare i conti col possibile, col reale, o che il proprio inserimento nel mondo sociale costringa a metter la mordacchia a quanto si discosta troppo dalle regole consolidate. Per mia sfiga erano i primi anni settanta e la moda esaltava l'anoressia: ma i miei ormoni se ne fregavano e spadroneggiavano tra le mie sinapsi fulminandole con immagini che Fellini mi fa una pippa. Nei miei deliri ero disteso sulla schiena e quella che avevo sopra era una vacca con due tette da paura. Stava sopra di me, a quattro zampe con le braccia distese, e io baciavo, leccavo, annusavo, mordevo, succhiavo, affogavo in quella carne senza fine che mi avvolgeva il viso senza nemmeno dovermi sollevare. Non erano nè grandi nè tette, erano enormi poppe. P-O-P-P-E. Sentite quanto è tonda questa parola? Le tette sono contratte, spigolose, con quelle E tirchie nell'anima. Sono tutte impettite, sull'attenti. Le poppe no. Le poppe oscillano in partenza. Hanno la O che le fa diventare subito piene e burrose, la bocca si riempie di quella O e si compiace nel pronunciarla, così tonda, grassa, generosa. Un orgasmo. Anche quel PO... all'inizio. Oppure è il POP. Nella parola c'è già qualcosa che straripa dal reggiseno, sotto maglie XL costrette a compiti superiori alle loro forze. E che dire della P: ce ne sono tre che gonfiano le guance mentre le pronunciamo. POPPE, visto? Ma guardiamola anche graficamente, la P è la stilizzazione del profilo di una vacca. Nulla da spartire con l'anoressica T. Sì, quelle che sognavo io erano poppe, non tette.

In seconda media era arrivata da un altro istituto una ragazzina che è stata la responsabile principale del mio declino scolastico. Aveva subito fatto ombra alla mia favorita dell'anno precedente Alessandra, una moretta liscia e rotondetta di ottima famiglia e con un davanzale meritevole. Era brava in tutto, la Ale, forse la migliore della classe. Ci teneva, e studiavo pure io. La guardavo tornare dall'ora di educazione fisica, rossa in viso e accaldata, quando perdeva la sua abituale compostezza. I capelli sudati a incorniciarle il viso, i movimenti meno controllati che facevano sobbalzare quel pacco di tette. Ero estasiato. Volevo ficcarle il naso tra le tette sudate, sentire il suo sapore, inebriarmi di ogni sfumatura.
Fino all'ingresso della Monica. Tutti la guardavano con sprezzo, vestiva malamente e si esprimeva anche peggio. Nella mia scuola bisogna dire che stavamo piuttosto bene, tutte famiglie abbienti e con la puzza sotto al naso. Lei era diversa. Capelli castani lunghi e ispidi, scarpe da tennis sdrucite, jeans senza marca nè taglio, un maglione albanese sopra. Ma quel maglione largo e informe conteneva inequivocabilmente la più grande massa di carne che avessi mai visto dal vivo. Innocentemente sontuosa. Sguardo basso e dimesso, la Monica era abituata a vergognarsene (ecco, riflettendoci mi vien da dire a bocce ferme, intuisco il motivo del suo cambio di scuola: il primo anno in periferia doveva esser stato scioccante). In breve, dopo due minuti Alessandra era morta, e due mesi dopo anche i miei voti. Primo banco come il mio, ma fila centrale. Tra di noi soltanto il passaggio, e la vedevo a figura intera. La spiavo china sul compito, il maglione teso da quelle tette giganti che sotto al banco le sfioravano le cosce. Passarle affianco e abbracciarla da dietro per riempirmi le mani con quella polpa, sorreggerne il peso e sentirla strabordare da tutte le parti era diventato il mio incubo. Purtroppo mia zia insegnava lettere nella stessa scuola, vivevo da sorvegliato speciale. Monica non lo sa, ma ha segnato la mia vita consacrandomi all'adorazione delle vacche autentiche, mica solo vacche dentro. So di non saper resistere, questo è tutto.

Le tre di notte. Si vede subito che la mia è la casa di un single professionista. Tavolo da pranzo sempre in disordine, due bottiglie di birra vuote. Sono stanco ma non ho sonno. Fanculo anche alle sigarette finite. Sto fumando l'ultima, e intanto mi gratto l'uccello con l'altra mano, lo accarezzo, lo accolgo dentro la mano a cucchiaio e lo massaggio coi polpastrelli sotto i coglioni. Ho sempre avuto un cazzo emotivo, non sa stare senza contatto fisico. Non sono più un ragazzino ma in questo non sono cambiato. Mi sono evoluto, questo sì. Non ho più l'età per le stronzate. Ora me ne fotto di cosa pensano o dicono gli altri. Mi son rotto i coglioni delle convenzioni, faccio e dico quel cazzo che mi pare senza mezze misure. Trovo liberatorio essere fuori dalle regole, e irrido l'imbarazzo lo scandalo o la riprovazione negli occhi di chi mi guarda. Andatevene affanculo tutti. E con la perdita degli ultimi freni inibitori mi si è aggravata la dipendenza dalle vacche. Con gli effetti collaterali del caso.

Il più clamoroso è il problema troiette. Mi annoiano. Anzi, mi urtano. Mi irritano. E' tempo sprecato. Son lì a rigirare il mestolo nella zuppa e già penso al dopo, qualunque esso sia. Dopo questa scopata, o dopo cena. O tra una settimana, o un mese. Troppo lucido, troppo presente a me stesso. Non c'è soddisfazione senza perdita di controllo. Eppure una volta ne ero coinvolto, volevo durasse all'infinito. Ora sono soltanto bravo. Duro ore ma non ne cavo il giusto piacere per me. No, bugia, non esageriamo: il piacere che ne ricavo però è solo l'ombra di quello di dieci anni fa. Mi illudo e mi deludo ogni volta. E cosa cazzo ci sto a fare con questa qua, che lei gode mentre la riempio, ma io? Tante volte son stato a un passo dal piantarla lì. Per noia. Tutto già visto, tutto già fatto. Adrenalina al minimo sindacale. Il mio ci sentiamo presto significa che non vali un cazzo, stronza. Sei solo fuffa, una squinzietta da bar. Fuori dalla palle.
Alzare il livello del mio coinvolgimento, ecco cosa mi serve. Voglio schiattare di nuovo, voglio che la testa torni a scoppiarmi. Voglio tornare a scopare come Dio comanda, voglio perdere di nuovo il controllo di me. Voglio impazzire. Ecco perché oggi la pretendo burrosa in tutto, passiva e ninfomane. Voglio una vacca che mi arrapi al di là delle sue intenzioni, anche quando sta facendo altro. Che però goda all'idea di farmi uscire di testa col suo corpo, con le sue tettone, con la sua pancia e col suo culone. Voglio afferrarla per i fianchi e scoparmela mentre dorme. Voglio che mi squagli i neuroni. Voglio incazzarmi per non riuscire a levarmela dalla testa. Voglio una vacca colpevole di essere come è. Che meriti un castigo esemplare. Che meriti di essere sfondata  tutti i giorni per avermi fuso i gangli. La punirò a colpi di cazzo perché osa farmi sbarellare a prescindere dalla sua volontà: e la voglio affamata di sesso, che diventi fradicia sapendo di essere la causa e di doverne subire le conseguenze. Me la deve pagare quella stronza, voglio che goda tanto da non riuscire a far altro che godere. Voglio sentire tutta quella carne attorno al mio cazzo, la voglio riempire di sborra. La voglio pompare per un'ora di fila e gonfiarla col mio sperma. La voglio legare, la voglio seviziare. Voglio vedere quella vacca tremare mentre la riempio, e voglio che l'onda dalla carne salga a paralizzarle il cervello, e che lei non possa farci nulla. Deve impazzire come me. E se sarà abbastanza porca la metterò incinta e me la sposerò, magari dopo qualche mese che è già più rotonda. Quel giorno la sveglierò con un bacio, la stantufferò perbene e la porterò all'altare gonfia e tremante, con la mia sborra che le cola tra le cosce. Sarà il solo momento in cui potrò dire sì, guardandola negli occhi e senza pentirmene. Forse. Fanculo a me e a come cazzo son fatto.